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STATEMENT

Parto da zero.
Mi serve una piccola impronta, il segno tangibile di un trascorso incolore.
Rielaboro sulla base di piccole tracce, rigorosamente in bianco e nero, una dimensione concreta in cui il passato rivive mescolandosi al presente e la temporaneità perde di significato a vantaggio del tempo assoluto.
La struttura privilegia la presenza inattesa dove l’incolore incarna le velleità di purezza di ciò che non possiamo più modificare se non con operazioni alchemiche adeguate.
Mi piace veder fluttuare l’inconsistenza, quasi a raccontare una dimensione altra.
Utilizzo una tecnica mista composta da colori ad olio, colori acrilici e l’uso indiretto di vernici acriliche spray ed il mio lavoro non è mai completamente finito, si tratti di lavori su tavole oppure tela.
I lavori diventano dittici e trittici all’occorrenza ed in genere assemblaggi di superfici che hanno bisogno di unirsi per dialogare.
L’obiettivo è quello di partire dal nulla e nella disperata incertezza aggrapparsi a provvidenziali isole, a ritrovati territori della memoria.
Il lavoro , pertanto, prende forma e cresce nell’improvvisazione cercando di decifrare l’evanescenza del tempo e dell’immaginario
Ricerco il gioco di entità diverse, una miscellanea capace di interpretare l’inaspettato nella speranza che tutto è ancora possibile e che rigenerarsi può non essere una scelta.


I start from scratch.
I only need a tiny mark, a tangible trace of a colourless past.
I work solely in black and white and on small areas. From this a concrete dimension emerges, one where a revived past mingles with the present and which, shedding ephemeral elements, assumes a timeless reality.
The structure is created around the unexpected, in which colourlessness embodies a sense of purity; something that we cannot change unless we resort to alchemy.
I like to see the fluctuations of inconsistency; it is almost as though these properties operate in another dimension.
The techniques I deploy are varied: oil paints, acrylics and the indirect application of acrylic varnish.
Whether on board or canvas, none of my work is ever completely finished, becoming diptych or triptych as required, with the assembly of the elements being governed by the need to form a unifying dialogue among the parts.
The aim is to start from nothing, and with all the frantic uncertainty that that involves to grasp at fleeting providential islands so as to recover the territory of memory.
Consequently, my work takes form and grows out of improvisation; a process that seeks to decipher the elusiveness of time and imagination.
I study the interplay of different things; a miscellany out of which emerges a means of integrating the unexpected.
I do this in the hope that everything remains possible and that auto-regeneration need not be the only choice.